mercoledì 7 aprile 2010

Il Landolfi fantastico


La scelta di soffermarmi sull'opera di Tommasi Landolfi nasce da una certa curiosità che in questi anni mi è nata nei confronti di una letteratura capace di suggestionare il mondo interiore. Non conoscevo Tommaso Landolfi, poi è arrivato l'input dal prof. Baraldi e con grande stupore mi sono avvicinata alla raffinatezza stilistica e alle ambientazioni stralunate di questo scrittore. Dandy provocatorio, stravagante, tenebroso e misantropo, aggettivi che disegnano un' aurea di eccentricità tipica di molti artisti romantici. Landolfi rappresenta, nella letteratura italiana del novecento, un caso isolato e anomalo. Oggi grazie ad una serie di convegni e studi è tornato in auge di fronte ad un certo silenzio critico e popolare. Se dovessi introdurlo con poche parole mi basterebbe dire che la sua scrittura è caratterizzata da un originale creatività dovuta in parte ad una fervida immaginazione, in parte ad un insolito caleidoscopio di figure fantastiche che costellano i suoi racconti. Le ambientazioni, spesso al limite del surreale, ci conducono in un viaggio all'interno di atmosfere particolari e spiazzanti. E' un mondo in miniatura che egli descrive con una lente di ingrandimento in grado di mostrarci elementi trasfigurati del reale. L'elemento fantastico si insinua negli angoli più remoti del quotidiano e ritornano a galla in un realismo sconvolgente che ci lascia turbamento. I personaggi dei suoi racconti hanno spesso un bisogno di evadere dalla realtà perchè non riescono ad addomesticare pienamente lo spazio. Sono uomini che vivono una vita normale e che ad un certo punto si trovano a doverla re-interpretare perchè si sentono bloccati nella realtà. Qual'è il metodo migliore per oltrepassare questo limite se non crearsi un passaggio per arrivare dall'altra parte della sponda? Il mezzo che usa Landolfi è quello della scrittura, della parola che, controllata e ben definita, lo libera dalla sua debolezza. La scrittura è una sorta di finestra per affacciarsi sull'inconscio, davanti ad una serie di elementi dal forte connotato simbolico e che ricorrono in tutta la sua opera: inquietudine esistenziale, fallimento di valori in cui credere, delicata psicologia; il tema della perdita, dello spaesamento è proprio di quel background tardoromantico e decadente tipico della sua opera. Molte pagine ci parlano di necrofilia, aspetti incestuosi e feticistici, spesso esibizionistici verso componenti corporee o sessuali, attrazione e repulsione verso un vasto repertorio di animali. Il bestiario landolfiano sembra attingere a quel repertorio iconografico che dai grilli del medioevo fantastico descritti da Baltrusaitis Jurgis arrivano alle pitture infernali e metafisiche di Bosch e Bruegel. Queste creature non vogliono annientare l'umano bensì vogliono unirsi a lui (si pensi a Gurù del racconto La pietra lunare) sono metà donne e metà animali che esercitano un fascino fatale, particolarmente legato al mondo della notte, del mistero che tutto avvolge e che affascina perchè, come ci ricorda Ernesto De Martino in Sud e Magia, "la possibilità magica di fascinare e di essere fascinato trova un terreno elettivo nella vita erotica". Landolfi gioca proprio su questi elementi. Nel 1983 Italo Calvino curò l'antologia dove dovevano venire raccolti i più importanti racconti fantastici dell'ottocento e non fece figurare alcun autore italiano. Giustificò questa sua scelta dicendo che non voleva inserirli perchè obbligato. Pochi anni dopo venne alla luce una pubblicazione in due volumi di racconti fantastici italiani a cavallo tra ottocento e novecento. Molti scrittori italiani vi trovarono collocazione: Giovanni Verga, Luigi Capuana, Antonio Fogazzaro, Italo Svevo, Luigi Pirandello, Alberto Moravia, Tommaso Landolfi ed altri ancora. L'Italia si è sempre pensato non essere un luogo particolarmente ideale per visioni "nebbiose" a causa di una solarità tipicamente mediterranea che ha creato non pochi pregiudizi attorno ad un possibile filone fantastico nostrano. Il fantastico rappresenta un genere molto difficile da definire e questo Tsvetan Todorov, quando doveva formularne una definizione, lo sapeva benissimo. Alla luce di tutto ciò credo sia interessante scoprire che in realtà in Italia abbiamo avuto degli esempi molto fortunati di questo genere letterario ma che, per svariate ragioni, sono rimasti un pò in ombra rispetto alla solita letteratura. Sarebbe bello riuscire a creare una lista di racconti ideali allo spaesamento. Ognuno potrebbe crearsi la propria. Come primo "spaesamento" consiglio Il mar delle blatte e altre storie e poi vediamo cosa esce fuori.

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti su questo blog sono liberi ed aperti a tutti (esclusi troll o "piromani" da web). Da chi commenta in forma anonima è gradita una qualsiasi forma di riconoscimento (firma, sigla, nick), renderà più facile parlarci.