giovedì 14 aprile 2011

The Greater Indestructible Internet Fuckwad Theory

Da quando frequento la rete, una delle figure che continua ad affascinarmi di più, nonostante sia tra le più patetiche, è quella del troll.
Per chi non sapesse ancora (ma esiste davvero chi lo ignora?) cosa sia un troll virtuale o fosse troppo pigro per cliccare il link proverò a sintetizzarlo.
Il troll virtuale o informatico è quella persona che, per una serie di motivi, frustrazioni, miserie personali, finalità economiche o semplice stronzaggine esistenziale, rompe le balle ai vari utenti che frequentano la rete, che si confrontano e magari  a volte si scontrano su i più disparati argomenti. Romanzi e traduzioni, nucleare, letteratura in generale, sono solo alcuni esempi di LAST (Luoghi ad Alto Sviluppo di Trollità). Potenzialmente non c'è argomento che ne scampi. Videogochi, come rendere il pelo del tuo gatto più lucido, politica, scienza (ma qui si trovano troll, o meglio, demoni anche extra-rete), provate a dare un parere su qualsiasi cosa di umano o subumano vi passi per la testa, se scrivete per un sito od un blog abbastanza seguiti, sia che spariate una serie infinita di cazzate sia che parliate di argomenti ad un livello molto alto, riuscirete ad attirare interi sciami di questi esseri infestanti.
Certo, in giro per la rete è pieno di posti ben lieti di accogliere troll e trollesse di vario genere, vere e proprie palestre in cui ogni forma di confronto pare andare fuori dal coro, ma per chi volesse mantenere i toni ed il focus delle varie discussioni ad un livello minimo di decenza il problema persiste.
Circa un mese fa l'argomento è stato trattato su Slate (qui la traslazione made in Internazionale). L'autore dell'articolo sostiene che obbligando il commentarium ad autenticarsi usando l'account di un motore di ricerca o di un social network il numero dei troll, dovrebbe diminuire drasticamente, così come quello dei commenti in generale, di cui però aumenterebbe la qualità. Mi trovo sostanzialmente d'accordo con questo aspetto. Chi vuole seriamente partecipare a discussioni in rete, o segue con assiduità certi siti o blog, non ha problemi a mostrarsi o meglio, a mostrare a tutti il suo avatar (oltre a dare l'indirizzo mail al gestore del luogo virtuale in questione). L'anonimato in rete può portare a livelli di disinibizione e bestialità tali da rendere necessario una qualche forma di rintracciabilità. Ma non è restringendo il campo account in maniera più severa e "meno anonima", come proposto nell'articolo (che è fin troppo filo-Fb), che si  risolverà la questione dei troll. Anche se tutti i siti utilizzassero il plug-in di Fb e la qualità del dibattito migliorasse, non si riuscirebbe però a garantire la scomparsa dei troll; si eviterebbe solamente che una buona parte di passanti casuali o di timidoni cibernetici si lasci trasportare dal peggio di sè in svariate occasioni (come ben riassunto dalla vignetta di Penny Arcade)

Le varie forme di restrizione si fondando su un'identificazione presunta. Infatti non esiste sito o social network che possa garantire con assoluta certezza l'identità di una persona., che chieda  (e spero di essere diventato polvere prima di vedere una roba del genere messa in atto) il codice fiscale o il numero di carta d'identità per potersi iscrivere. Anche la "cara" effe bianca su fondo blu, non è a prova di avatar. Si potrebbe tranquillamente creare un account utilizzando identità fittizie e, una volta segnalati, spammati o bloccati dal sito in questione ricominciare da capo (nuova mail, nuovo account, nuovo trolling) a perseguitare l'uditorio prescelto. Ipoteticamente potrebbe essere un processo infinito, terminabile solo risalendo ed agendo sull'indirizzo Ip (e non so se e come si possa già risalire e bloccare autonomamente un indirizzo Ip, qualsiasi lume sarà ben gradito), ma un buon persecutore potrebbe aggirare anche questo aspetto, cambiando continuamente postazioni e pc. Ma così si sfocia nella patologia seria.
La mancanza di totale anonimato potrebbe permettere una qualche forma di scrematura, ma, già adesso (su social network e siti vari) non è difficile trovare username più o meno conosciuti o identificabili,  o persone che, pur firmandosi con nome e cognome si lanciano in trolling e risse di rete.
Ho come l'impressione che l'anonimato abbia sempre meno importanza nella fenomenologia del troll, mentre l'audience ne acquisti sempre di più. Quasi che il come ci si mostra sia diventato meno importante del quanto lo si faccia o dell'azione stessa.

4 commenti:

  1. Io ho visto troll entrare con Tor(programma di solito usato da povere vittime di dittature per accedere anonimamente a Internet) dentro forum p2p da cui erano stati bannati (proprio via Ip) per rattellarsi ancora una volta su anime (nel senso dei cartoni giapponesi).
    Ne sono rimasto irresistibilmente affascinato, poi ho provato orrore e vergogna e cercato la purificazione [dentro Wikipedia, dove il trolling, raro, sta dietro le quinte, nelle discussioni]. Come in una tragedia greca :)

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  2. A questo punto devi togliermi un dubbio... ma rattellarsi, cosa significa? :-o

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  3. ooops scusa quando slango tiro al dialetto:) Qui "rattellarsi"=bisticciarsi, per futili motivi.

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  4. Va là, va là, son io che son ignorantone riguardo al dialetto. Comunque Tor sembra interessante come programma, me lo spulcierò. Grazie!

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