domenica 31 luglio 2011

Un paio di film, en passant

Appena sprangate le porte di un campo estivo, con domusorea che si riprende da una fastidiosa tonsillite e la testa che sta già ai sentieri valdostani che ci aspettano e non all'ulteriore settimana di marmocchi (perlomeno un po' più grandi) che mi attende, butto lì due parole su due film visti ultimamente.
Uno, piacevole e consigliabile; l'altro, decisamente da evitare.

Lavorando con i bambini, trovo sempre piacevole dedicarmi alla visione di cartoons e affini, purchè con un po' di sugo e sostanza (in effetti i lungometraggi animati che ho visto negli ultimi anni paiono più adatti ad un pubblico adulto). E a dispetto dell'inizio, in cui vengono presentati i vari personaggi con una serie di dialoghi dalla demenzialità disarmante, in "Piovono polpette" di sugo ce n'è parecchio. In tutti i sensi.
Ne avevo sentito parlare bene ma il titolo mi aveva lasciato, come dire, un po' perplesso (sembrava l'ennesima cagata senza trama, ma, come al solito, l'effetto si deve alla traduzione italiana del titolo che non rende affatto onore all'originale).
La trama è presto detta: un inventore sfigato ma geniale le prova tutte per farsi riconoscere dalla comunità, senza mai riuscire nell'intento, ma relegandosi sempre più ai margini di essa, rinchiuso in un proprio mondo dissociato e nerdeggiante. Stanco dei fallimenti e convinto di potercela fare (come diceva mammà) imbrocca un'invenzione rivoluzionaria, una macchina che crea il cibo dall'acqua che, con una serie di (s)fortunati eventi s'installa sopra la sua isola facendovi piovere sopra ottimo (?) cibo. Purtroppo la comunità, invece di riuscire ad utilizzarne i pregi, la sfrutta all'inverosimile fino a creare un casino di dimensioni planetarie che (occhio allo scontatissimo spoiler) il nostro genietto (che nel frattempo s'è pure innamorato, che non guasta e aiuta nel tirarlo fuori dalla sua dissociazione senza apparente ritorno) con tanto coraggio e un po' di culo riesce a risolvere, con l'ammirazione della comunità tutta, della ragazza che lo fa palpitare e del suo papà.
Detta così è una storia come tante, banalotta e ritrita, ma in realtà è ricca di riferimenti e tematiche che per un bambino ipermoderno non sono così scontati: si va dal consumo (e "smaltimento" apparente) sempre più sfrenato di cibo facile e veloce (con tanto di frecciata flash agli ogm) alla critica verso le priorità di media e opinione pubblica (scena centratissima con un anchorman più impegnato a sbeffeggiare il look dell'inviata che il casino stile armageddon che le si scatena intorno). C'è spazio anche per il non dimenticarsi da dove si viene, presi dal vortice frsennato del sempredipiù, ma anche del non dimenticarsi di  tenere d'occhio come il mondo cambia intorno a noi (aspetti contemporaneamente presenti nel padre del protagonista che guarda con diffidenza all'abbondanza sempre più sfrenata, rimanendo legato alla tradizione peschereccia dell'isola, ma non in grado di mandare un'e-mail e di muovere un mouse). Insomma, i contenuti non mancano ed anche i vari dialoghi, non solo iniziali, al limite della demenzialità più insopportabile, altro non sono che lo specchio della vicinanza di tante solitudini autoriflettenti.
Film consigliabile a pargoli di qualsiasi età. I più piccoli forse non coglieranno molti passaggi ma se non altro li conserveranno in forma embrionale per un'età più avanzata.

Passiamo ora al film che sconsiglio vivamente (a meno che non siate in serata cinemaraglia made in U.S.A.). Come dicevo, in questi giorni domusorea è bloccata a letto da una fastidiosa tonsillite che non le ha permesso di augurare buone vacanze ai marmocchietti che ha seguito amorevolmente tutto il mese e che per ringraziamento le hanno donato una variegata collezzione di cocchi e bacilli. Bene, nonostante l'indisposizione, è riuscita ad impiegare in maniera proficua il suo tempo, allargando la propria conoscenza su film d'alpinismo e/o arrampicata nelle solitarie e grigie mattinate da passare sotto le coperte. A suo dire, tutti di ottimo livello. Così, per condividere questa bella passione, poche sere fa pesca dalla lista un ulteriore titolo e me lo propone. Basta il titolo, "Vertical limit", e già m'insospettisco. Puzza di grande cagata.
Bastano i primi dieci minuti e la conferma arriva, ma ormai siamo presi dalla malsana spirale che porta a proseguire la visione per vedere fino a che punto possono arrivare regista e sceneggiatori (affine forse alla voglia di vedere le vittime degli incidenti).
L'inizo è questo (e qui chi vuole "gustarsi" per intero questa robina qua salti lo spoiler): una famiglia di climbers, padre, figlio e figlia, è impegnata a scalare una parete mostruosa con gag e rimbrotti tecnici molto cool. A un certo punto due scalatori sopra di loro scazzano qualcosa e cominciano a precipitare. Subito prima, apoteosi, il figlio avverte la famiglia del pericolo urlando "attenzione, principianti a ore dodici!". I due malcapitati poi, prima di spappolarsi al suolo, mettono nella merda l'allegra famigliola che si trova appesa ad un friend pericolante, non in grado di reggere tre persone. Dopo un paio di urla maschie da parte del padre, il figlio sarà costretto a tagliare la corda per farlo precipitare (e con lui pure il titolo... e non sto scherzando). Aggiungo a questo che nel corso della storia, ambientata sul K2, tre squadre di soccorso, se ne andranno in giro con tre cilindroni di nitroglicerina e che la maggior parte degli arrampicatori e alpinisti del film sono fighi, ben pettinati e a prova di sforzo.
Bene, lo spoiler finisce qua. Se volete vedere il film fatelo pure, ma ricordatevi che, se non altro, noi lo abbiamo visto conoscendone solo il nome (già di per sè un'aggravante), voi invece avete materiale a sufficienza per impiegare meglio due ore di vita.

giovedì 14 luglio 2011

Hey diddle diddle

 


Alla fine, grazie all'aiuto di @danielafinizio nel risolvere l'arcano sulla traduzione di "diddle diddle" (passaggio dal significato puramente onomatopeico) anche questa filastrocca ha trovato una sua forma grafica. Normalmente lasceremmo il tutto tra le mura della scuola, le sue urla, i suoi giochi, canti, balli, storie e le più improbabili domande che possono sorgere da un bambino (uno oggi mi ha chiesto se avessi le sue chiavi di casa!), ma visto lo sbattimento della tweet-friend (termine che non so se piacerà a jumpinshark) nel farci arrivare esempi grafici, pareva brutto non dare un riscontro.

L'idea dell'attività è tutta di domusorea, letteralmente unica in questo genere di attività, il video raffazzonato è stato montato da me e tutte le immagini usate sono dei fantastici bimbi della classe delle Raganelle (età 3-6). Noi, alla fin fine, diamo il via, ma sono loro a far nascere questi piccoli capolavori.

lunedì 11 luglio 2011

Avviso ai naviganti

Dopo quasi un mese di silenzio e pressocchè totale assenza dalla rete, questo breve post potrà sembrare superfluo. In effetti lo è.
Ma all'orizzonte si prospettano un paio di mesi che difficilmente ci vedranno impegnati davanti a schermo e tastiera: il primo per motivi di sovrabollitura e cortocircuito cerebrale avanzati (la terribile formula di caldo moltiplicato per tante ore tra infanti, il tutto elevato per un'annata a dir poco strong) e il secondo per una probabile lontananza coatta (ma ferievolmente piacevole) da varie forme di tecnologia.
Spiace sempre rimanere in silenzio, specie in momenti come questo (tanto per dirne uno o un altro), ma il tempo e le energie per dar forme concrete ai grovigli crescenti sono agli sgoccioli, e doverosamente orientate ai piccoletti rimasti in città, a cui cerchiamo di offrire storie, domande e punti di vista sempre nuovi.
Gli occhi rimangono bene aperti, e le orecchie spalancate. Le bocche serrate (o dita ripiegate) altro non sono che l'aspetto visibile del silenzio mentale necessario a far risuonare la rinfusa di pensieri, a creare ordine.

Per un altro po' è perciò molto probabile che la nostra cyberlontananza continui (ma magari anche no e queste poche righe serviranno da sole a stimolarci, chissà ;-p), almeno sul blog (su twitter c'impegnamo a mantenere una costante presenza incostante). 
Per chi passerà di qui rimandiamo al blogroll, pieno di strade accidentate e tortuose in cui immergersi.
Nervi saldi e piedi ben piantati a terra, si ballerà ancor più di quanto abbiam fatto finora.

lunedì 20 giugno 2011

E' solo questione di nuances

Capelli grigi: non è colpa di alimentazione e stress
                  Addio capelli bianchi, una molecola farà ritornare il colore,
                                  Capelli bianchi, la causa in ciò che mangiamo,
                                             Perchè compaiono in giovane età?
                                                              Tecniche per coprire i capelli bianchi,
                                                                                   Capelli grigi: se li strappi, triplicano,

Ecco, lo sapevo. Primi capelli bianchi che arrivano e un'imbarazzante quanto amletica domanda a occupare i miei pensieri di fine giornata: li lascio stare o me li tingo? La rete non porta consiglio, giro tra un sito e l'altro e mi soffermo a guardare qualche bella foto di chiome in Sale e Pepe. Gli uomini naturalmente sempre ritratti con disinvoltura, guardo George Clooney ammiccare fiero dei suoi capelli  mentre al femminile solo foto di chiome o altamente ossigenate o da signore un pò troppo attempate. Qualcosa di più vicino al mio stile? Neanche a pagarlo oro, o troppo Trendy o troppo Nonna. Qualcosa che non somigli troppo a Crudelia Demon e tantomeno a una versione sexy di Madonna ai tempi del Blond Ambition Tour.
Il momento della fatidica domanda arriva per tutt*, chi prima chi dopo davanti ad uno specchio ci passiamo. Sono un paio di mesi che ho notato qualche capello affacciarsi sul mio viso da Trentatreenne organizzata. Tutti a dirmi: ah si, ma mica li dimostri! infatti, mica li dimostro. Se mi siedo a gambe incrociate in mezzo ad un gruppo di bambini riesco ancora a mimetizzarmi perfettamente ma se i capelli si moltiplicano non potrò più usare questo trucco. Credevo bastassero biberon di thè verde e frutta a volontà per allontanare i radicali liberi e invece NADA= Niente = Nothing, qualche radicale ce l'ha fatta, ha oltrepassato la cortina di ferro ed i primi capelli canuti son arrivati. Ne ho qualcuno qui vicino alla vertigine della frangia, ho pensato di ignorarli ma sembrano contagiosi. Da due, tre si allargano, qualche amica mi ha detto di non provare a strapparli che il dio Grey si intestardisce e ti riempie la testa. Per carità, guai a controbattere dicerie popolari e poi perchè strapparli? Qualcuno alle prime apparizioni ricorre subito al parrucchiere o a tinte fai da te che sembrano dire ogni volta: Achtung! se mi usi una volta poi non potrai più farne a meno. Allora che fare? ripeto dubbio amletico, li lascio stare? o li ignoro, come faccio con i fottuti tarli che son tornati a smangiucchiare la credenza dei bisnonni di Ub. Ignoro o combatto, stermino capelli - tarli- continuo a far finta di non vederli o corro ai ripari, provando con una nuances vicino alla mia? Castano chiaro, medio, scuro, ebano, cioccolato e liquirizia ce n'è per tutti i gusti. Scegliere una nuances è come scegliere un vino all'IperCoop di Villanova di Castenaso. Opto per il risparmio oppure punto sulla qualità? non li tingo dai tempi memorabili del primo anno d'Accademia di Belle Arti, forse ho dimenticato anche come si fa ma se mi impegno riporto tutto a com'era prima dell'incontro con sti quattro radicali liberi. Nel frattempo potenzio frutta e verdura, il thè verde lo faccio più forte e poi esagero con piante aromatiche dal timo al rosmarino passando per la salvia e l'origano. 
Nel frattempo una miriade di clichè da sfatare: gli uomini brizzolati son tutti affascinanti e le donne sanno di trasandato: non è vero, non è assolutissimamente vero. Conosco signore che indossano il bianco in testa con un eleganza da far invidia e uomini che con il loro brizzolato a macchie sembran più dei cuccioli di Dalmata che altro. Come al solito è una questione di sicurezza ed eleganza. Questo non basta a convincermi a tenermi questi quattro peli bianchi. La commessa di Acqua&sapone dice che la giusta nuances ti ravviva il colore, e che oramai in commercio si trovano solo tinte molto delicate che neanche te ne accorgi che le stai usando, può star tranquilla,e poi fà sempre in tempo a tenerseli al naturale, ma così giovane è quasi un peccato...
già..un peccato...

Scusi Signorina
cosa stava dicendo delle Nuances....................



domenica 19 giugno 2011

Racconti sotto l'albero

Spesso sentiamo parlare di come i bambini e i ragazzi di oggi facciano fatica a rimanere concentrati per più di qualche minuto su attività intellettuali che richiedano un alto livello d'attenzione. In parte è vero e lo si percepisce già tra le mura scolastiche, in cui la sfida maggiore è trovare il modo per appassionarli ad un argomento per un tempo superiore ad una partita a Pokemon o Mario kart. Figurarsi poi a scuole chiuse, al campo estivo della parrocchia: centoventi pargoli dai 6 ai 12 anni stipati in pochi metri quadri quasi completamente alla mercè di un sole sempre più martellante, con l'afa bolognese ad ingolfare bronchi e giunture, soprattutto dei loro educatori. 
C'è abbastanza materiale per riempire tg di servizi e approfondimenti sull'emergenza iperattività, con orde di bambini ipercinetici o ADHD; sull'allarme caldo che, chissà perchè, si ripresenta improvvisamente ogni estate; sul pericolo dell'esposizione a certe temperature di codesti frugoletti caricati a molla, pronti a impazzare per le strade dell'intera penisola e devastare ogni cosa come cavallette antropomorfe (inoltre si potrebbe cogliere l'occasione per ricordare ai telespettatori che la maggior parte di questi bambini proviene, magari secondo autorevoli fonti statistiche, dalla scuola pubblica; o sottolieare i "benefici" del metilfenidato, ma queste sono altre storie).

Ovviamente non avviene nulla di tutto ciò e i centoventi bambini in questione, dopo mesi di fatiche più o meno intense sui banchi, riescono addirittura a svolgere ogni giorno un'oretta di compiti senza bisogno di particolari minacce o ricatti e a seguire lo svolgimento, recitato ad altissimi livelli sottoamatoriali, del tema dell'anno, Odissea (Piumini version). Per il resto del tempo la maggior parte di loro si lascia andare a giochi più o meno fantasiosi e scatenati (personalmente ho potuto "scoprire" le meraviglie di Palla senza palla, una vera chicca), in particolare nella pausa pranzo. Ed è proprio lì che, martedì scorso, ho avuto una piacevolissima sorpresa. Il piccolo gruppo di bambin*, con cui l'anno precedente avevo attraversato la trilogia di Roddy Doyle sotto la frescura apparente di tigli e tendoni, è venuto a chiedermi se anche quest'anno avrei portato dei racconti intorno cui sedersi. Perciò il giorno successivo abbiamo ricreato il semicerchio di panchine intorno alla mia sedia rossa per comiciare la seconda stagione del nostro personalissimo club di lettura.
E' un momento meraviglioso, quello della storia pomeridiana. Un piccolo crocevia tra il turbinio di giochi circostanti, libero da vincoli ed aperto ai vari naviganti. C'è chi ascolta l'inizio per un po', per farsi poi trascinare dalle correnti di avventure, partite e grida del grande giardino; chi passa un attimo per ascoltare qualche frammento, sbirciare un disegno o chiedere il titolo della giornata; chi arriva a metà e si gode il finale; chi, per troppa timidezza, non ha trovato nessuno con cui giocare e scopre amicizie interagendo tra le pagine di un libro. 
Poi ci sono gli affezzionatissimi membri del club: Arianna, che ascolta tutta la storia con lo sguardo perso tra le fronde, riabbassandolo ogni tanto per uno sguardo rapido alle figure; Sara, seduta sempre all'estremità della panchina, con la bocca semi aperta; Francesco, che gioca tra erba e polvere con le orecchie ben drizzate; Elettra, inclinata in avanti, quasi a voler sfiorare ogni personaggio; Ilaria, appollaiata sullo schienale della panca; Simone, seduto composto con un sorriso accennato; Greta, sorridente e con gli occhi socchiusi; Sofia, che si dondola appena, tenendo i capelli tra le dita.

Questa settimana abbiamo letto due storie di Roald Dahl, autore solitamente molto amato (perlomeno, io l'ho amato e l'amo ancora tantissimo).
Si è incominciato dall'ultimo libro che ha scritto, tra i meno conosciuti dell'autore inglese, Minipin, un breve racconto in cui sono inserirti, in modo leggero ma incisivo, la maggior parte dei temi a lui cari.
Come spesso accade nelle sue opere, il protagonista è un bambino curioso di scoprire quello che lo circonda, di fare le cose probite (sempre le più interessanti) e di guardare il mondo con i propri occhi. Entrato senza permesso nel bosco accanto a casa, si trova ad essere inseguito dal terribile Sputacchione Succiasangue Tritadenti Sparasassi, un mostro misterioso e sanguinario avvolto da un turbine di fumo. Per salvarsi, Piccolo Bill si arrampicherà sull'albero più alto, dove farà la conoscenza con i Minipin, minuscola popolazione che vive all'interno degli alberi e si sposta per il bosco grazie all'aiuto di scarpe a ventosa ed uccelli. Con l'ingegno, l'aiuto di chi lo circonda e una buona dose di coraggio, Piccolo Bill riesce a sconfiggere il mostro, liberando il bosco intero dalla sua minaccia e se stesso dai vincoli della paura.
Dahl con questa storia ci insegna ad imparare a guardarci intorno, in modo obliquo, ad osservare con occhi sfavillanti tutto il mondo intorno (...), perchè i più grandi segreti sono nascosti dove meno ve li aspettate. Si diverte a ribaltare i punti di vista, a trovare consonanze nelle differenze più grandi. Ogni situazione o impasse può essere superata con un pizzico d'ingegno (non con l'inganno, verso cui, in molte sue storie, riserba contrappassi inequivocabili) ed ironia.
Prima di concludere la settimana ci siamo invece cimentati in anagrammi. Giovedì ho chiesto chi sapesse cosa significasse Agura trat e il giorno dopo Sofia è venuta tutta sorridente con la soluzione. Rispetto al precedente, questo è un racconto più spensierato. Una love story in tartarughese ostacolata da troppa timidezza e giunta a buon fine in pieno stile Dahl: grazie ad un pizzico di coraggio e tanta creatività. Un modo simpatico per spronare i più piccoli ad ingegnarsi per superare i propri limiti e, al contempo, a non avere troppa fretta nel voler crescere.

Domani si ricomincia. Una nuova storia per il piccolo uditorio mobile.