lunedì 30 maggio 2011

Exit-poll


A tutti quei manifesti xenofobi che ci hanno inorridito, a tutti gli insulti che hanno riempito le nostre orecchie per giorni e giorni, a tutte quelle facce da criminali che riempiono le poltrone e che usufruiscono di beni che non meritano, dedico con tutto il mio cuore questa foto... Almeno per oggi concediamoci un sospiro di sollievo!!!

Per il resto, c'è solo da rimboccarsi le maniche.

domenica 29 maggio 2011

Stralci di riflessioni su ondate, loro ampiezza e intensità

Non so quante persone correranno a votare ai ballottaggi oggi. Se sarà più ampia l'ondata di elettori che, dopo due settimane di martellamenti di questo tipo


si precipiterà in massa verso le urne (come nella scena di Head of the state in cui gli elettori repubblicani, famosi per la propria indeolenza deflagrano per le strade davanti alla possibilità di un presidente nero... yes we'll can).


Se l'effetto sarà quello voluto o se il tentato vaccino farmacatodico non smuoverà altri tipi di anticorpi.


Una cosa è certa. Tutti i tifosi possono andare a votare tranquilli, il libero svolgimento democratico non toccherà i loro beniamini in scarpette chiodate.

Si prospettano due giorni interessanti, se non altro per vedere quanto siamo ancora vittima dell'influsso di gadget e spot allucinatori.

venerdì 20 maggio 2011

"L'implosione" di Manuele Madalon

Alcune persone nascono col destino segnato. E' scritto da qualche parte che riusciranno a fare grandi cose, non importa in che modo o in quale campo, quanti ostacoli possano incontrare o per quanto tempo restino relegati in bui anfratti d'oblio.
Prima o poi la gloria del loro avvenire arriva, deflagrante. 
Sono perle rare, in grado di portare ventate d'aria fresca in un mondo sempre più grigio e stantìo. Stelle in grado di brillare di luce propria. Nascono ogni cent'anni, ma quando si manifestano lo fanno in tutta la loro magnificenza.

Mi rendo conto che ai più potrà sembrare affrettato, ma non esagero affatto nel ritenere il giovane scrittore che ha stupito il salone del libro, Manuele Madalon, il nuovo astro nascente non solo della letteratura mondiale, ma dell'umanità tutta. Mai mi era capitato d'imbattermi in una persona di tale spessore e levatura. Questo giovane ha ricevuto dal cielo qualità difficilmente riscontrabili altrove: una sensibilità lacerante e profonda, carisma e personalità in grado di trascinare e arricchire l'animo umano, una spiritualità capace di toccare le corde più profonde celate in ognuno di noi. La sua opera prima, L'implosione, è una ventata di aria fresca, non solo per il ristagnante panorama letterario ed i suoi liquami nauseabondi, ma addirittura per la nostra odierna società malata, che dai suoi echi poderosi verrà sicuramente in qualche modo scossa.
Chi legge potrà tovare esagerato tanto osannare, almeno fino a quando non si troverà tra le mani questo libro poderoso. Appena uscito eppure già difficilmente reperibile, è ormai sulle bocche di tutti e sembra essere solo l'inizio.

Non voglio addentrarmi troppo all'interno di una storia che rischierei di rovinare citando anche solo un singolo, breve passaggio. La storia si svolge ai giorni nostri, a Torino, eppure è al tempo stesso voce e teatro dell'intero globo e della sua storia. Nulla sfugge alla mirabile penna di Madalon e dietro ogni parola, intreccio narrativo o piccola sfumatura si aprono mondi che, fino al giorno prima della pubblicazione di un tale capolavoro, era impensabile immaginare. Alcuni commentatori, pur celebrando l'opera, hanno affermato di averne trovati alcuni passaggi un poco affrettati, come in ogni opera prima. Non vi fidate, sono parole di chi, davanti alla Grandezza, sente il bisogno di lanciare piccole stoccate d'invidia. Il romanzo (sempre che solo di romanzo possiamo parlare) è denso e sottile, oscuro e misterioso come la Torino più esoterica, e al contempo luminoso e vitale, puro inno alla vita, alla sua essenza più ampia. Una storia come non ne sono state mai scritte, di cui è difficile parlare più approfonditamente senza rovinarne la trama, l'ordito e da cui è impossibile staccarsi.
Piangerete come mai avete fatto, riderete fino a star male, chiuderete l'ultima pagina sentendovi diversi da come eravate in precedenza.
Si apre sicuramente una nuova era per la narrativa e l'editoria tutta, da cui sarà difficile tornare indietro.
Pronti o meno, ci siamo già dentro. Non ci resta che andare avanti.

il vostro inviato al Salone del libro
Parnaso de Stronziis


giovedì 19 maggio 2011

"Faccetta nera" s'ha da fare!

CARO DIARIO
oggi a scuola abbiamo fatto il laboratorio di musica. Dovevamo scegliere una canzone da cantare tutti insieme allora la maestra ci ha detto che conosceva una canzone molto bella. La dobbiamo imparare a memoria che poi al saggio ci vengono a vedere i genitori e la maestra dice che non bisogna fare una figura da somari. Io che di solito canto bene, la maestra dice che al ritornello canto più forte è meglio.
La canzone si chiama "Faccetta nera" e la maestra ci ha detto che parla del tricolore e di un viaggio speciale che hanno fatto tanti soldati per portare, in un paese che si chiama Etiopia, la pace italiana. A me mi sembra una canzone un pò noiosa ma se ce lo dico lei mi prende e mi toglie dal coro. Mio padre dice che se mi toglie dal coro lui non viene più alla recita. Io penso che mi piace se lui non viene alla recita così non mi vesto come la bandiera italiana e non canto "faccetta nera". Tutti  vogliono cantare la canzone pure la maestra che la preside gli fa i complimenti e dice che è brava a fare musica. Io penso che per la festa dell'italia con la chitarra potevamo cantare la canzone che piace a mio cuggino maggiore Franco che me l'ha cantata e fa pure ridere. Così ridevamo tutti alla recita e pure la maestra e la preside, ci davano tanti bei voti e facevano la festa con i genitori che ridevano. Tutti a morire di risate. 
Ora ti saluto, ti piace il disegno che ho fatto? 
Questa è la maestra che dice:



  


Questi sono Carlo, Amin e Maya che rispondono


                           

Questo è il testo che ho copiato per fartelo vedere

 Se tu dall'altipiano guardi il mare,
Moretta che sei schiava fra gli schiavi,
Vedrai come in un sogno tante navi
E un tricolore sventolar per te.

Faccetta nera, bell'abissina
Aspetta e spera che già l'ora si avvicina!
quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un'altra legge e un altro Re.

La legge nostra è schiavitù d'amore,
il nostro motto è LIBERTÀ e DOVERE,
vendicheremo noi CAMICIE NERE,
Gli eroi caduti liberando te!

Faccetta nera, bell'abissina
Aspetta e spera che già l'ora si avvicina!
quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un'altra legge e un altro Re.

Faccetta nera, piccola abissina,
ti porteremo a Roma, liberata.
Dal sole nostro tu sarai baciata,
Sarai in Camicia Nera pure tu.

Faccetta nera, sarai Romana
La tua bandiera sarà sol quella italiana!
Noi marceremo insieme a te
E sfileremo avanti al Duce e avanti al Re!

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martedì 17 maggio 2011

"The passage" (Il passaggio) di Justin Cronin

Comincio a rendermi conto di avere un serio problema con i blurb e le fascette, in particolare se di autori che hanno su di me una presa che va dall'impetuoso al totalizzante. Ogni volta mi capiti di dare un'occhiata alle copertine di nuovi libri in uscita, l'effetto magnetico dato da queste trappole pubblicitarie sfonda ogni barriera razionale e mi costringe alla lettura. All'urgenza della lettura. E' una cosa di cui sono consapevole, una compulsione patologica egosintonica con cui fare i conti e da tenere a bada.
Il più delle volte l'effetto blurb si è rivelato soddisfacente, la qualità e la piacevolezza delle opere direttamente proporzionale alla passione verso l'autore spotteggiante. Con Stephen King, perciò, mi aspetto sempre letture fuori dalla norma, di rara qualità e bellezza. Da un certo punto di vista è così, ma in realtà la faccenda è un po' più complicata.
I libri consigliati da King sono spesso grandi libri ma l'utilizzo delle sue frasi promozionali ha un difetto di fondo. I fan che vi si accostano rischiano d'immaginarsi un libro alla King, aspetto che rischia di costringere il lettore ad una ristrutturazione delle proprie aspettative e del modo di porsi alla lettura strada facendo. Fatto che può guastare l'immergione nello svolgersi della narrazione.
So bene che potrebbe essere solamente una mia turba, ma l'effetto aspettativa da blurb è da tenere presente quando ci si accosta ad un libro. Con libri come Drood, diverso per stile e trama dal King style, le interferenze alla lettura erano minime, facilmente superabili, ma nel caso di un libro come Il passaggio, trovarsi in copertina frasi come

Leggi questo libro e il tuo mondo scomparirà
                                                   Stephen King